BERLUSCONI MANDA AVANTI BONDI.
L'INIZIO DELLA FINE.
INTERVISTA AL MINISTRO BONDI
Incorniciato il congresso fondativo, trascorsi i primi mesi di vita tra le debordanti esuberanze leghiste e il frastuono scandalistico, il Pdl trova finalmente il tempo di interrogarsi su se stesso. Lo fa in capo a un giro di boa elettorale non del tutto tranquillizzante. Si appresta a mettere in ordine le idee in un seminario a porte chiuse sul futuro della legislatura, ma fuori dai luoghi di precetto arriva già a qualche conclusione. All'idea per esempio che la demolizione della vecchia Casa delle libertà non ha prodotto grandi benefici, e che in ogni caso un ricongiungimento con l'Udc darebbe equilibrio a un quadro politico dominato dall'influenza lumbard. Se si ragiona su una prospettiva moderata, non può sorprendere che anche un bipartitista convinto come Antonio Martino rivendichi da una parte il suo credo e dall'altra convenga con Casini nel bocciare il federalismo promosso dal governo: «Se viene realizzato lasciando invariato il nostro sistema di governo locale, è pernicioso», ha detto ieri l'ex ministro degli Esteri a
farefuturo. webmagazine.Si fanno dunque strada analisi, nella maggioranza, che tendono a spostare l'asse dal populismo leghista e ad accorciare le distanze dall'Udc. È un processo generale, sul quale Sandro Bondi sembra avere particolari titoli per riflettere: il ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl è stato tra i primi, nel suo partito, a riaprire il dibattito sul rapporto con il centro.
Nel Pdl si ragiona in modo sempre più diffuso su una ricomposizione dei rapporti con l'Udc: è una prospettiva limitata alle Regionali del prossimo anno o si pensa a un'alleanza stabile, valida anche per le Politiche? Prima di tutto bisogna cominciare a discutere, con rispetto delle posizioni reciproche. Noi abbiamo il dovere, ad esempio, di rispettare la scelta dell'Udc di non aderire al Pdl e di dare vita a una forza politica autonoma dai due principali schieramenti. Noi non condividiamo il rifiuto e le critiche dell'Udc verso il bipolarismo, ma dobbiamo prendere atto della scelta strategica dell'Udc. Ciò tuttavia non preclude la possibilità da parte del partito di Pier Ferdinando Casini di allearsi, a seconda dei momenti e delle scelte politiche, con il Pd o con il Pdl,come avviene in Germania da parte del partito liberale.
Vuol dire che in un'alleanza con l'Udc il Pdl non chiederebbe la confluenza nel partito unico? Sì, io credo, come ho anticipato, che una seria discussione debba iniziare da parte nostra rispettando la scelta del'Udc di non aderire al Pdl. Questo non significa però che non si possa ricercare un rapporto di collaborazione o un'alleanza politica tra forze politiche diverse e autonome, che perseguono prospettive politiche contrastanti. Io ritengo che ciò che ci unisce sia molto di più rispetto a quello che ci divide. Apparteniamo ad esempio alla stessa famiglia politica europea: quella dei popolari. Condividiamo gli stessi ideali e valori: quelli della tradizione cristiana, del valore centrale della persona e di una economia sociale di mercato. L'Udc, inoltre, non potrà mai stabilire, ne sono convinto, un'alleanza con un Pd legato alla sinistra estrema o a Di Pietro. Significherebbe abiurare alla propria storia e ai propri valori fondamentali. Sono certo che Casini non lo farà mai.
Cos'è che ha fatto cambiare, dopo questo primo anno di legislatura, la posizione del Pdl rispetto al rapporto con l'Udc? Per quanto mi riguarda io non ho mai mutato posizione nei confronti dell'Udc. Nella politica possono esserci battute d'arresto, ma bisogna avere chiaro dove si vuole arrivare e tenere la barra diritta. Ci sono stati anche errori da parte dell'Udc nella passata legislatura, ma ora è inutile rinvangare sugli errori che possiamo avere compiuto. È meglio guardare in avanti.
Ritiene che un allargamento della coalizione di maggioranza verso il centro possa aiutare il Pdl a definire la propria identità? Ma noi siamo il centro moderato in questo Paese. Su questo io non ho alcun dubbio. Stringere un'alleanza con l'Udc può rafforzare questo centro moderato, ma a tre condizioni: in primo luogo che si operi in un contesto bipolare, in secondo luogo che il centro non significhi conservazione ma cambiamento; in terzo luogo noi consideriamo l'alleanza con la Lega, non una necessità, bensì una convinta alleanza strategica per il cambiamento dell'Italia.
Le alleanze dipendono anche dai sistemi elettorali: crede che quello attuale sia funzionale a una coalizione allargata all'Udc? Io credo che i cambiamenti veri e profondi derivino essenzialmente dalle scelte e dalle volontà politiche dei leader.
In Sicilia c'è una situazione anomala, in cui l'alleanza con l'Udc aveva resistito alla rottura del 2008 ma adesso viene contraddetta dalla nuova giunta Lombardo: crede sia necessario ripensare questa evoluzione, come chiedono peraltro esponenti anche non siciliani del Pdl a cominciare da Maurizio Gasparri? Noi crediamo nell'alleanza con il movimento autonomista di Lombardo. Lo abbiamo dimostrato anche di recente partecipando attivamente alla ricostituzione e al rafforzamento della nuova giunta, nonostante una crisi aperta in piena campagna elettorale dallo stesso Lombardo per ragioni unicamente di carattere politico. Proprio perché siamo interessati al rafforzamento del governo della Sicilia, abbiamo posto e poniamo il problema dell'allargamento dell'alleanza anche all'Udc, ritornando alla maggioranza che ha ottenuto la fiducia degli elettori. La Sicilia ha bisogno di un governo coeso, forte e autorevole, e noi siamo interessati ad assicurare le condizioni affinché possa agire nel modo più efficace possibile per affrontare i problemi della Regione. La Sicilia non ha bisogno di un partito del Sud, soprattutto perché deve abbandonare definitivamente l'abitudine di addossare ai governi nazionali le colpe dei tanti problemi che affliggono da tempo il nostro Mezzogiorno. La Sicilia come le altre Regioni del Sud ha il dovere di dimostrare di essere capace di mutare autonomamente consolidate abitudini, di saper amministrare con rigore i finanziamenti pubblici e statali e di dare prova di un governo coraggioso e lungimirante.
di Errico Novi [03 luglio 2009]
www.liberal.it