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giovedì, 15 maggio 2008

Proposte di dibattito in tema di finanza degli enti locali


CRITICITÀ INDIVIDUATE IN TEMA DI
FINANZA DEGLI ENTI LOCALI
1)
Le operazioni di ristrutturazione del debito degli Enti Locali comportano generalmente il trasferimento degli oneri sulle generazioni future
2)
Rischio di credito elevato assunto dagli Enti locali che investono le somme accantonate nei fondi volti ad ammortizzare titoli obbligazionari con rimborso unico alla scadenza
3)
Rischio finanziario elevato che deriva dall’investimento in “titoli derivati” nei mercati finanziari
1) Le operazioni di ristrutturazione del debito degli Enti Locali comportano generalmente il trasferimento degli oneri sulle generazioni future.
L’art. 41 della Legge 448/2001 prevede che gli enti locali possano provvedere alla conversione dei mutui contratti collocando titoli obbligazionari di nuova emissione o rinegoziando i mutui esistenti purché tali operazioni comportino una convenienza economica per gli enti stessi.
A nostro avviso tale disposto normativo presenta due tipologie di criticità:
1) non è prevista una quantificazione del livello minimo di convenienza economica che possa giustificare l’operazione di ristrutturazione (per cui è praticabile anche un’operazione che preveda, ad esempio, un risparmio di un euro);
2) l’immediata conseguenza del punto precedente è che, nel caso in cui l’operazione di ristrutturazione comporti una trasposizione consistente nel tempo della scadenza del debito attuale, ciò possa comportare un conseguente trasferimento dell’onere di estinzione alle generazioni future.
PROPOSTA UDC
L’intento dell’UDC è quello di proporre:
a)
un limite alla durata della ristrutturazione del debito, in modo tale che il debito non possa essere rinegoziato ad una scadenza superiore al doppio di quella attuale e, comunque, la nuova durata deve essere comunque non inferiore ai cinque e non superiore ai dieci anni;
b)
un valore minimo di convenienza economica pari al 2% del valore finanziario delle passività estinte.
2) Rischio di credito elevato assunto dagli Enti locali che investono le somme accantonate nei fondi volti ad ammortizzare titoli obbligazionari con rimborso unico alla scadenza.
Il Decreto Ministeriale 389/2003, all’art. 2, prevede la possibilità per gli enti locali di poter investire le somme accantonate nel fondo di ammortamento previsto con l’emissione delle obbligazioni bullet (rimborsabili in un’unica soluzione alla scadenza) in titoli obbligazionari di enti ed amministrazioni pubbliche, nonché di società a partecipazione pubblica di Stati appartenenti all’UE.
A nostro avviso, tale disposto presenta diverse lacune a causa delle quali espone gli enti locali a forti rischi di credito, in quanto:
- non consente la possibilità di investire in titoli contraddistinti dal minor rischio creditizio possibile, come i titoli emessi da Enti Sovranazionali ( ad es. World Bank o BEI) o extra-europei (titoli di Stato del Tesoro Statunitense);
- non prevede l’obbligo di investire esclusivamente in titoli contraddistinti da adeguato merito creditizio emesso dalle più importanti agenzie di rating, al fine di evitare titoli a rischio default;
- non prevede un livello minimo obbligatorio di diversificazione dei titoli in portafoglio al fine di ridurre il rischio di credito.
PROPOSTA UDC
L’UDC propone di:
a)
prevedere esplicitamente la possibilità di poter investire in titoli Sovranazionali, dotati di minor rischio creditizio;
b)
prevedere l’obbligo di investire in titoli che siano necessariamente certificati da un adeguato merito di credito, ad esempio non inferiore a BBB/Baa2/BBB, cosi come attestato dalle agenzie di rating riconosciute a livello internazionale.
3) Rischio finanziario elevato che deriva dall’investimento in “titoli derivati” nei mercati finanziari.
Gli enti locali molto spesso effettuano operazioni con gli intermediari finanziari investendo in particolari strumenti di finanza innovativa, i “Derivati” (essenzialmente contratti swap).
Lo scopo principale di tale operazione è quello di tutelare l’onerosità dei debiti contratti beneficiando del differenziale positivo che, in un periodo ribassista, esiste tra tasso di interesse fisso (con cui generalmente gli enti contraggono i debiti) e tasso di interesse variabile (che segue l’andamento dei tassi).
La difficoltà finanziaria in cui stanno riversando in questi ultimi tempi molti enti locali che hanno avviato in passato operazioni di questo genere, a causa di un rialzo dei tassi di interesse attualmente in corso, è dovuta essenzialmente a due tipologie di cause:
-
la carenza, all’interno degli enti, delle competenze necessarie a valutare attentamente le condizioni finanziarie con cui vengono sottoposte le operazioni swap da parte degli intermediari finanziari;
-
la mancanza di trasparenza degli stessi intermediari finanziari nel fornire le necessarie accurate informazioni agli enti locali sulla rischiosità delle operazioni, in parte giustificata dal poter considerare gli stessi enti come operatori qualificati, e quindi con livelli adeguati di conoscenza presunta.
PROPOSTA UDC
L’UDC propone di limitare il rischio di investimento in derivati per gli enti locali, attraverso:
a)
l’istituzione di task force di esperti, a livello nazionale e regionale, che possano effettuare valutazioni ex-ante degli strumenti proposti dagli intermediari finanziari;
b)
l’obbligo da parte degli intermediari finanziari, in ossequio alla direttiva europea MIFID (di prossima attuazione) di considerare alternativamente gli enti locali come:
- clienti al dettaglio, in modo tale da poter offrire loro tutte le necessarie informazioni per metterli in condizione di valutare al meglio i rischi connessi alle operazioni;
- clienti professionali, in modo tale da poter presumere un livello minimo di conoscenza degli strumenti finanziari, ma solo a condizione che gli enti locali provvedano a dotarsi dei servizi di almeno un consulente finanziario indipendente con attestata e certificata esperienza di lavoro nel settore dei mercati finanziari.
postato da: udc alle ore 18:57 | link | commenti
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Regione Lombardia: UDC centrale...

STATUTO - APPROVAZIONE FINALE

FEDERALISMO, CENTRALITA’ PERSONA E PARTENARIATO PUNTI CENTRALI

 Quadrini (Udc): “nuovo Statuto passo avanti verso maggiore autonomia”

Milano, 14 maggio 2008 – “Il nuovo Statuto di Regione Lombardia costituisce sicuramente un passo in avanti importante sulla via che deve condurre al riconoscimento di un maggior livello di autonomia”. Lo ha dichiarato Gianmarco Quadrini, Capogruppo Udc al Consiglio regionale della Lombardia e consigliere segretario della Commissione Speciale Statuto, durante la discussione in aula che ha preceduto l’approvazione del nuovo Statuto.

“Oggi – ha aggiunto Quadrini – abbiamo contribuito a fare un salto di dignità, sia alla Giunta, riconosciuta come vero e proprio organo di Governo che al Consiglio Regionale che diventa un vero e proprio Parlamento. Tuttavia, si rende necessario accompagnare alle maggiori competenze assegnate alla regione una compiuta autonomia finanziaria”.

“Noi crediamo nella necessità di fare dell’Italia uno stato federale – ha precisato l’esponente centrista - dando attuazione però a un sistema federale nel quale il sentimento di attaccamento verso lo Stato federale coesista con quello verso ciascuna delle sue parti e nessuno prevalga sull’altro. Il discorso del federalismo va collocato all’interno del principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica”.

“L’utilizzo del termine federalismo spesso si è manifestato come l’esigenza di persuadere che all’istanza autonomistica insorgente fosse stata data la maggior soddisfazione possibile. Purtroppo però – ha dichiarato Quadrini - alle affermazioni di principio è seguito un nulla di fatto”.

“Per noi dell’Udc il ruolo riconosciuto ai corpi intermedi territoriali e sociali, la centralità della persona umana e il ricorso al partenariato, come strumento per la formazione delle politiche e per l’esercizio delle funzioni legislative e amministrative rappresentano vittorie significative. In particolare – ha concluso Quadrini - mi preme richiamare la difesa della vita e il riconoscimento della famiglia (Art.2), il principio della libera scelta (Art.46), quello della sussidiarietà (Art. 3,4 e 5), come principio guida che rivoluziona l’azione di governo della regione”.


qui approfondimenti
postato da: udc alle ore 16:39 | link | commenti
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Dichiarazione di voto


Intervento di Pier Ferdinando Casini
Dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo 14 maggio 2008
Presidente Berlusconi, secondo noi il Presidente del Consiglio del nostro Paese,
dell'Italia, non può essere considerato dall'opposizione un nemico. Per troppi anni
abbiamo tollerato una visione antinazionale, per troppo tempo abbiamo accettato di
costruire le nostre fortune politiche sulla demonizzazione dell'avversario. Siamo lieti
- lei ne ha concorso ieri - che sia finita questa stagione. Auguri per il suo lavoro e se
lei lavorerà bene farà l'interesse dell'Italia e degli italiani. Anche per noi, che non
voteremo il suo Governo in coerenza con l'impegno preso con più di due milioni di
elettori, è difficile dissentire sulle dichiarazioni programmatiche. La questione è
semplice: avete vinto largamente, il vostro compito è non deludere gli italiani; il
nostro compito è aiutarvi a non deluderli.
Ho sentito parlare tanto però - e su questo vorrei dire qualcosa - di legittimazione
reciproca: fondi sui giornali, un dibattito a mio parere stucchevole. Un conto è il
rispetto, un conto è la correttezza, un conto è essere persone per bene nel dibattito
politico, un conto è continuare a parlare di legittimazione. All'indomani dell'elezione
del Presidente Fini, in questa carica di Presidente di tutti noi, vi sono stati ancora
caterve di articoli sulla legittimazione della destra e negli anni scorsi sulla
legittimazione della sinistra.
Vedete cari colleghi, non è l'onorevole Berlusconi che può legittimare Veltroni, né
l'onorevole Berlusconi può pensare di essere legittimato da Veltroni, né noi pensiamo
di aver bisogno di essere legittimati come opposizione di centro dalla benevolenza
dell'uno o dell'altro. Ciascuno di noi è legittimato dagli elettori che hanno scelto di
semplificare i partiti e il quadro politico .Distinguiamo la finzione dalla verità. In
Italia non c'è il bipartitismo: undici milioni di elettori, più del 30 per cento, hanno
votato per partiti diversi dal PdL e dal PD, un terzo degli elettori si sono espressi
fuori da questo schema.
Ho sentito parlare di schema anglosassone e di bipartitismo anglosassone: è figlio di
tradizioni che non sono nostre. Lo dico con grande rispetto per il Governo ombra ma
i partiti inglesi e americani sono figli di una storia nazionale comune. Non a caso
invece in Italia e in Europa noi parliamo oggi di condivisione della memoria perché
siamo figli di tradizioni e di identità culturali difformi. Siamo passati attraverso
contrasti a volte laceranti.

Io credo che l'Italia sia questa storia, e basta col riporre attese messianiche su
impossibili riforme. Mi riferisco, ad esempio, a riforme di leggi elettorali. Vorrei fare
un'osservazione molto serena. Qualcuno riteneva che questa legge elettorale fosse la
madre di tutti gli errori - la sinistra - mentre molti altri - il Presidente Berlusconi ed io
eravamo tra quelli - ritenevano che questa legge elettorale (io la criticavo per la
mancanza di preferenze) non fosse affatto la madre di tutti i mali.
Che cos'è successo? Che si è prodotto un evento politico. Non c'è stato bisogno di
2
«alambiccare» come alcuni apprendisti stregoni stavano facendo sul «vassallum» per
produrre una riduzione dei partiti. È stata la politica a determinare la riduzione delle
forze politiche, dunque le grandi riforme in molti casi le produce la politica. È inutile
che noi oggi ci avventuriamo su terreni di forzature istituzionali.
Diverso invece è parlare di quello che è necessario per il Paese, di ridurre il numero
di parlamentari, di dare più poteri al Presidente del Consiglio, di differenziare il ruolo
delle due Camere, di un «federalismo solidale». Lei ha usato questa espressione e noi
controlleremo che non sia soltanto un'espressione nominale ma sia un qualcosa di
profondamente calato in questo progetto. Questo è il punto. Dunque, penso che
questo dibattito istituzionale così sereno sia una conquista per chi come noi, a volte, è
stato criticato proprio per aver condotto la sua azione politica nella rivendicazione
continua, a volte ossessiva, di un clima che doveva cambiare.
Presidente, ho detto che è difficile dissentire dalle enunciazioni programmatiche. Le
avevamo già sentite in campagna elettorale: però oggi il problema non è cosa fare, ma
come fare le cose. Su questo aspettiamo il Governo senza pregiudizi: dai rifiuti di
Napoli all'Alitalia, alla sicurezza. Noi condividiamo l'idea che la sicurezza sia una
emergenza nazionale. Vi dico - da ex Presidente della Camera - pensateci bene se
emanare un decreto-legge o presentare un disegno di legge perché l'opposizione, tutta
l'opposizione, se facesse ostruzionismo sul tema della sicurezza dimostrerebbe una
totale irresponsabilità e non c'è il clima dell'irresponsabilità grazie al cielo. Pensateci
bene a questo aspetto. Ho sentito parlare di deportazione di rom, di espulsione di
migliaia di cittadini comunitari, del reato di immigrazione clandestina, di
trasformazione dei CPT in luoghi di detenzione, di sospensione di Schengen. Ha
detto bene Tabacci quando ha chiesto il collegamento anche con provvedimenti duri
contro il lavoro nero e lo sfruttamento di uomini e donne che, se sono in una
condizione di bisogno, non possono essere sfruttati da noi. Uno Stato non può essere
forte con i deboli e debole con i forti: dobbiamo prendere provvedimenti seri contro il
lavoro nero.
Una questione che lei ha sollevato per me è sacrosanta: la questione demografica. È
una grande questione civile, a cui una classe dirigente che guardi al futuro non può
dichiararsi - diciamo così - indifferente. Ma qui le chiacchiere stanno a zero, come si
diceva, e voi avete proposto (lo avete fatto voi, non noi che con la Santolini avevamo
presentato altre proposte, ma vanno bene anche queste) il quoziente familiare. Dalla
prossima finanziaria dire sì ad un grande evento demografico nuovo significa
accettare l'idea di un quoziente familiare. Il «bonus bebè» è un palliativo. Se c'è il
quoziente familiare si può anche rinunciare al «bonus bebè». Il quoziente familiare è
la grande trasformazione a favore della famiglia italiana che non ce la fa ad arrivare a
fine mese e tutti coloro che mi ascoltano alla televisione lo sanno.
Mi riferisco inoltre alle liberalizzazioni e al nucleare. Ministro Scajola lei ha parlato
del nucleare: benissimo, ma non facciamo le centrali in Albania, facciamole in Italia.
Per quanto riguarda i rigassificatori dico basta alla politica dei «no». Per quanto
riguarda le liberalizzazioni lei, Presidente Berlusconi, ha detto una piccolissima - mi
consente - bugia in campagna elettorale dicendo che noi le avevamo impedito di
realizzarle. Va bene, non parliamo più del passato, diciamo che gliele abbiamo
3
impedite ma oggi non siamo al Governo, quindi fate le liberalizzazioni!Fatele a
partire dai servizi pubblici locali, fatele a partire da quel disegno di legge
dell'onorevole Lanzillotta, sacrosanto, che fu bloccato in Parlamento per i veti di
Rifondazione Comunista e della sinistra estrema.. La liberalizzazione dei servizi
pubblici locali è la grande questione, perché in Italia abbiamo le tariffe di gas, acqua
e luce più alte d'Europa in quanto abbiamo un monopolio nei servizi pubblici locali.
Ciò richiede una grande trasformazione mentale degli enti locali, dei comuni e delle
province, degli amministratori che si gestiscono le loro rendite di posizione su tante
piccole IRI che hanno costruito in sede locale.
Economia: detassazione degli straordinari e abolizione dell'ICI. Ho una
preoccupazione: lo dico sinceramente. Partire dalla riduzione delle entrate e non dalla
riduzione della spesa non è un bel segnale. È giusto abolire l'ICI ma senza il
reperimento preventivo di nuove risorse, significa obbligare i comuni ad aumentare la
tassazione locale o a chiedere nuove risorse allo Stato centrale. Abolire le province o
il CNEL, forse, sarebbe stato, a mio parere, un segnale iniziale molto forte.
Il Ministro Sacconi ha detto una cosa che vorrei riprendere anche qui con grande
serenità. Lui dice: «Non mettiamo mano alla riforma dello scalone». Lei l'ha ripetuto
questa mattina. Secondo me fate bene, perché è ora di finirla che in ogni legislatura si
smantelli per prima cosa quello che si è fatto nella legislatura precedente. Però stiamo
attenti. Ripeto, stiamo attenti. Sappiamo tutti che il sistema pensionistico, così com'è,
non regge e sappiamo tutti che se vogliamo fare le grandi riforme dobbiamo incidere
sui centri di spesa, perché l'Europa su questo è un elemento virtuoso e ci incalza
giornalmente. Se non incidiamo sui grandi centri di spesa - e questo è uno dei grandi
centri di spesa - rischiamo di fare delle piccole riforme, di inseguire delle grandi
aspettative con dei piccoli strumenti che alla lunga dimostreranno tutta la loro
inefficacia.
La nostra sarà una opposizione repubblicana. Cosa significa? Saremo leali verso la
Repubblica e saremo impegnati a valutare il Governo solo sulla base dei contenuti.
Signor Presidente, il destino e gli italiani le hanno dato più potere di quanto abbia mai
avuto alcuno dei suoi predecessori. Nemmeno De Gasperi, in Italia, ha avuto il potere
che lei ha. Ne faccia buon uso.



qui il testo   >>>>casini_fiducia_governo_2008
postato da: udc alle ore 10:55 | link | commenti
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martedì, 13 maggio 2008

10.40 On Casini voto di fiducia camera

postato da: udc alle ore 22:12 | link | commenti
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Dopo Formigoni, Berlusconi caccia via tutti i cattolici...e CL, che dice? zitta e incassa....

Governo, Famiglia Cristiana: il primo senza un cattolico CITTA' DEL VATICANO  - Tuona Famiglia Cristiana nel primo numero successivo alla formazione del Berlusconi IV: è "il primo Governo - scrive il settimanale cattolico nell'editoriale di apertura del numero in edicola questa settimana - senza un solo ministro del mondo cattolico". "Neanche uno che sia espressione di associazioni e movimenti le cui radici affondano nella dottrina sociale della Chiesa", scrive il giornale. "Non ci sono più i comunisti, ma sono scomparsi anche i cattolici", osserva amaramente il settimanale dei paolini. www.ansa.it

................cancellato il Ministero della Famiglia
postato da: udc alle ore 14:51 | link | commenti
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lunedì, 12 maggio 2008

aiuto alla maternita', non al diritto di aborto

VOLONTE', parlamento lavori su aiuti maternita' 11 maggio
 
(ANSA) - ROMA, 11 MAG - ''Bene Napolitano su maternita', ora auspichiamo ampio dibattito in Parlamento in vista del Dpef. Separare maternita' da tassazione famigliare, slegare la maternita' dal lavoro sono zavorre retrograde che umiliano femminilita' e matrimonio''. Lo dice Luca Volonte', deputato dell'Udc, in una nota.

''Dal governo Berlusconi e dai ministri interessati - prosegue l'esponente del partito di Casini - speriamo vengano quei segnali di disponibilita' al confronto che dal Family Day di un anno fa sono mancati. La nostra proposta e' limpida, il modello di fiscalita' familiare e di conciliazione lavoro-cura tedeschi, accompagnati dalla liberta' di scelta educativa, valorizzano la famiglia e la responsabilita' dei genitori''.

''Apriamo un confronto e cogliamo l'occasione della lettera di Napolitano per superare l'emergenza drammatica che sfascia le famiglie italiane e impoverisce il Paese''.

postato da: udc alle ore 15:28 | link | commenti
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domenica, 11 maggio 2008

Aspettiamo con pazienza

Nei prossimi mesi verificheremo le promesse della maggioranza, la solidita' dell'opposizione di sinistra al suo interno: siamo gli unici in questo momento a non aver nulla da perdere.

Due coalizioni elettorali alla prova dei fatti. Ma bisogna attendere con pazienza.

Lo sforzo del Centro e' di consolidare la propria presenza con proposte chiare al governo, dimostrando la capacita' politica del terzo polo nazionale.

Da un lato una maggioranza che vede vigilante dell'unita' nazionale la destra interna contro i tentativi prossimi della Lega di forzare la mano.

Dall'altro l'utilizzo strumentale (non riuscito per ora  in campagna elettorale) -da parte della sinistra del PD- dell'area moderata presente nel partito: non si puo' non notare che le posizioni di coordinamento nella periferia sono state date a persone immagine per cogliere  consensi al centro, mentre le decisioni stanno in mano fermamente agli uomini della sinistra storica.

L'UDC proseguira' sulla sua strada  nell'interesse del paese facendo si che venga attuato gran parte del proprio programma incalzando la maggioranza di governo non sulle critiche ma sulle proposte: piu merito nella scuola, piu' indipendenza energetica sfruttando il nucleare, piu' famiglia con la detassazione dei redditi familiari, piu' sicurezza (vedremo al varco il ministro Maroni), piu' vita: nessuno di questo parla pero'....

I cespugli dei due schieramenti potranno sganciarsi quando vogliono e ricattare i propri alleati: Di Pietro lo ha gia' fatto la Lega non tardera' a farlo (e Berlusconi rimpiangera' quanto ha detto dell'UDC.. solo la Lega ha tradito e lo potra' fare ancora).

A Bergamo abbiamo un record di parlamentari dell' Hinterland di Bergamo , sapranno fare squadra o faranno i propri interessi di parte in vista delle scadenze amministrative del prossimo anno? O peggio dopo le uova d'oro,  ministerialmente si addormenteranno in una osteria romana dimenticando la polenta per un piatto d'abbacchio e un buon bicchiere di Frascati?

Vedremo: i fatti questa volta non faranno sconti e la gente potra' mandarli a casa. Se faranno bene li ringrazieremo anche noi, anche se abbiamo una idea diversa.

postato da: udc alle ore 15:33 | link | commenti
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venerdì, 09 maggio 2008

Faremo opposizione seria e nuova: lavoriamo per far realizzare il nostro programma...

IL NOSTRO PROGRAMMA: CHI BEN COMINCIA, ASPETTIAMO I FATTI....

ScreenHunter_02 May. 09 23.19




La ricetta del Ministro Istruzione Mariastella Gelmini, titolare anche della Ricerca Scuola, si punterà tutto sul merito
ROMA Dal riconoscimento alle famiglie di voucher formativi da spendere nelle scuole pubbliche o private all'aumento delle tasse per gli universitari


Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola pensa al nucleare: «È un'esigenza per l'Italia, serve un mix di energie che va dal nucleare a quelle rinnovabili».
postato da: udc alle ore 22:24 | link | commenti
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...in larga misura ancora a noi.

moroDico che noi abbiamo la nostra idealità e la nostra unità. Non disperdiamole!
Si parla di un elettorato liberal-democratico. Certo, noi siamo veramente capaci di rappresentare
Ma ricordiamoci della nostra caratterizzazione cristiana e della nostra anima popolare.
Sono certo che nessuno di noi lo farà, che noi procederemo insieme, credo concordando, se necessario in qualche modo discordando, ma con amicizia. Camminiamo insieme perché l'avvenire appartiene in larga misura ancora a noi.
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postato da: udc alle ore 22:08 | link | commenti
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mercoledì, 07 maggio 2008

Opposizione nuova e seria.

CONSULTAZIONI: CASINI, opposizione centro sarà nuova e seria
 
(ANSA) - ROMA, 7 MAG - ''Gli Italiani hanno dato fiducia a Berlusconi ed e' bene che il governo si insedi al piu' presto''.Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini nello studio alla Vetrata al termine del suo colloquio con il capo dello Stato al Quirinale.''L'opposizione di centro - ha assicurato - sara' nuova e seria. E' finita l'era delle contrapposizioni.

Noi faremo di tutto per tutelare gli interessi generali''.L'Udc, ha aggiunto, ''votera' i vari provvedimenti a seconda che questi siano in linea con il suo programma''.

postato da: udc alle ore 10:41 | link | commenti
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lunedì, 05 maggio 2008

aderisci allìUdc, sarai protagonista della nuova stagione..

postato da: udc alle ore 21:17 | link | commenti
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Art.2/ difendere la persona fin dal concepimento

di Vittorio Possenti

imagesEsiste accordo sull’influsso del personalismo comunitario nella redazione della nostra Carta costituzionale. L’esito di sessant’anni fa fu felice e insieme fortunato, poiché anche allora l’idea di persona era soggetta a intense tensioni, e anche allora - come oggi - non pochi sostenevano: «noi non sappiamo affatto che cosa sia la persona umana». Nonostante l’accelerato sviluppo delle scienze umane, sentiamo la mancanza di un’adeguata conoscenza dell’uomo, di una vera sapienza dell’umano. Per riprendere il problema del nesso tra principio-persona e Costituzione italiana occorre rivisitare alcuni nodi storici e filosofici. Nei primi decenni del Ventesimo secolo accadde un’eterogenea simbiosi di positivismo scientistico e di esistenzialismo proveniente dalla crisi dissolutiva del razionalismo metafisico e dell’hegelismo. Si realizzava perciò un ambiguo incontro fra una razionalità pubblicamente attestabile e proceduralmente modulata, e il problema della scelta ultima, privata e irrazionale dei valori, secondo la previsione di Max Weber sulla sdivinizzazione e sulla gabbia di acciaio della razionalità strumentale. La neutralità rispetto al valore sostenuta dalla razionalità di tipo scientifico si accostava estrinsecamente all’irrazionalità e al politeismo dei valori propria della seconda linea, in una mescolanza in cui era in linea di principio impossibile trovare un esito. In consapevole alternativa a questo quadro vennero sviluppandosi a partire dagli anni Trenta del Novecento varie scuole di indirizzo personalistico, miranti alla riscoperta e alla tematizzazione della persona, che ebbero considerevole rilievo nel pensiero mondiale. L’essor planetario dei totalitarismi, veicolanti massificazione e schiacciamento della persona, contribuì per la sua parte all’esito, creando un clima in cui la sua difesa apparve urgente compito della politica. In merito un punto di svolta è la Carta delle Nazioni Unite nel cui Preambolo si parla di dignity and worth of the human person; un altro sta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), il cui lessico impiega il termine «persona». In quello stesso torno di tempo tale termine entra in diverse Costituzioni. Alla metà del secolo scorso la situazione del personalismo pareva dunque solidamente attestata. Eppure la triade di «personalismo, esistenzialismo, marxismo», ritenuta da E. Mounier e da J. Lacroix la caratteristica durevole di un’epoca, ha in realtà avuto vita alquanto breve. Con gli anni Cinquanta e Sessanta i tre fratelli nemici si sono trovati sottoposti all’attacco strutturalista vibrato contro la categoria generale di umanesimo. Mentre l’esistenzialismo e il marxismo hanno per diverse strade sostanzialmente concluso il loro cammino, nella realtà della persona si incontra un nucleo inaggirabile che assegna alle filosofie personaliste un’attualità onnitemporale. La persona è infatti primitiva; non si deduce da nulla e non si può ridurre a cosa, a oggetto. «L’io - scrive Berdjaev - prima di tutto è esistente, appartiene al dominio dell’esistenza… L’io prima di ogni oggettivazione è, in virtù della sua natura esistenziale, libertà… È per natura iniziale e primitivo. Ciò che è primo non è, come pensano molti filosofi, la coscienza; è l’io immerso nell’esistenza» (Cinq méditations sur l’existence, 1936).

*****
In Occidente emerge dunque come decisiva la «questione antropologica», ormai prepotentemente affiancatasi alle classiche grandi questioni pubbliche che prendono da tempo il nome di «questione istituzionale democratica» e «questione sociale», le quali hanno dato almeno in Occidente il tono a due secoli di storia. Rispetto a queste problematiche la questione antropologica presenta caratteri più radicali e appare destinata a diventare sempre più pervasiva. Fra i vari modi in cui secondo le epoche la dignità dell’uomo può essere negata, la forma oggi prevalente risulta non più quella del dissolvimento del soggetto nelle relazioni sociali, propria del marxismo, ma quella naturalistico-evoluzionistica ove l’uomo è integralmente ridotto a physis. Egli è messo in questione tanto nella sua base biologica e corporea quanto nella coscienza che forma di se stesso. E ciò non soltanto astrattamente, ma praticamente, perché le nuove tecnologie, e in specie le biotecnologie, incidono sul soggetto, lo trasformano, tendono a operare un mutamento nel modo di intendere nozioni centrali dell’esperienza di ognuno: essere generato oppure prodotto, nascere, vivere, procreare, cercare la salute, invecchiare, ecc. Le scienze cercano di trasmettere una nuova comprensione dell’umano, capace di sostituire quella elaborata dalla tradizione* nota 1.

Sembra però che quanto più le scienze cercano di stringere da presso la conoscenza dell’uomo, tanto più questa si divincoli e sfugga alla presa dei saperi scientifico-analitici, lasciando dietro di sé interrogativi e tensioni. All’inizio della modernità la sfida si era già dispiegata dinanzi all’occhio profondo e scrutatore di Pascal. In un pensiero raramente citato osserva con particolare acutezza: «Avevo trascorso gran tempo nello studio delle scienze astratte, ma la scarsa comunicazione che vi si può avere con gli uomini me ne aveva disgustato. Quando cominciai lo studio dell’uomo, capii che quelle scienze astratte non si addicono all’uomo, e che mi sviavo di più dalla mia condizione con l’approfondirne lo studio, che gli altri con l’ignorarle. Ho perdonato agli altri di saperne poco, ma credevo almeno di trovare molti compagni nello studio dell’uomo. Sbagliavo: son meno ancora di quelli che studiano le matematiche»* nota 2. La situazione contemporanea in cui le scienze umane galoppano e si moltiplicano, sembra falsificare l’assunto pascaliano, tanti sono coloro che prendono a oggetto l’uomo, lo rivoltano come un guanto e presumono di averne esaurito lo studio. Ma l’uomo si fa beffe di ogni antico e nuovo riduzionismo, e costantemente si ri-propone, ossia propone se stesso come domanda vivente e infinita. Il pensiero di Pascal avanza l’impegnativa domanda antropologica pochi anni dopo la separazione cartesiana fra pensiero/mente e corpo/estensione, secondo cui l’io risiede nel pensiero e il corpo - affidato alla contingenza e all’inessenziale - è pronto per essere attribuito alla regia della scienza e a entrare nell’area del dominio tecnico. Il presupposto di non poche utilizzazioni recenti delle scoperte genetiche e biologiche può venire individuato con sicurezza nel dualismo cartesiano, comodo e improbabile come poche altre cose, e verso la cui riproposizione occorre mantenere un’alta vigilanza intellettuale. La semplicistica divisione dei compiti fra scienza e filosofia - alla scienza la res extensa e alla filosofia il pensiero - è diventata un ostacolo al sapere, in specie a quello vertente sulla vita che si rifiuta nella maniera più totale di essere ridotta a mera estensione. In effetti stiamo assistendo a una vera rivoluzione che concerne le sorgenti della vita e che potremmo chiamare rivoluzione del genoma e del Dna. Essa rimette in discussione le nozioni di identità (chi siamo come uomini? chi sono io?), di rispetto della persona, di responsabilità verso se stessi e gli altri, che costituiscono la base della civiltà.

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Sembra crescente la persuasione che la concezione scientifica del mondo porterà necessariamente a un paradigma antropologico apertamente naturalistico: l’uomo ridotto, l’uomo come «null’altro che», infine l’uomo come prodotto casuale dell’evoluzione quale ultima parola dell’evoluzionismo nichilistico. Da tale clima culturale non ci si può attendere un approfondimento, ma un impoverimento della questione dei diritti umani e in specie del diritto alla vita, forse in assoluto il diritto più atrocemente violato. Si profila perciò una battaglia essenziale in cui ridare slancio e contenuto alla Dichiarazione universale del 1948 che ha rappresentato una svolta della storia universale: per la prima volta una dichiarazione di principi e di criteri d’azione è stata adottata da Stati che rappresentano un’alta quota dell’umanità. In merito accade qualcosa di singolare: né la Dichiarazione universale, né le singole costituzioni possono offrire una determinazione filosofica del concetto di persona che non rientra nei loro compiti. Nel contempo però il dibattito culturale, gli approfondimenti filosofici e le nuove conoscenze scientifiche contornano ulteriormente il volto della persona, e obiettivamente premono affinché il diritto alla vita venga sempre meglio precisato e difeso sotto il profilo dell’universalità e quello del suo inizio reale. Le domande sono inequivoche: a chi spetta il diritto alla vita, e quando esso effettivamente inizia? Chiamando in causa il diritto alla vita, queste domande e le relative risposte sono chiaramente passibili di determinazione giuridica e di tutela costituzionale.

Diritto alla vita e Costituzione italiana
Dalla situazione sinora dipinta si trae un quadro polare e controverso, che influisce sulla nostra Carta costituzionale e la sua interpretazione: la Carta è fondata sui diritti dell’uomo e sulla dignità della persona, ma in vari ambienti diventa più difficile intendere chi e che cosa sia la persona di cui quasi universalmente si afferma la dignità. Nel 1946-‘47 costituente la questione dei diritti umani era all’ordine del giorno dappertutto, in concomitanza con la preparazione della Dichiarazione universale. Non stupisce perciò che il tema dei diritti dell’uomo percorra in profondità il dibattito dell’Assemblea Costituente e la struttura della Carta, con particolare intensità per il tema della persona e del finalismo dello Stato, intorno ai quali venne costruito l’edificio costituzionale. In merito la prospettiva basilare fu individuata da Giuseppe Dossetti in un indirizzo che «a) riconosca la precedenza sostanziale della persona umana (intesa nella completezza dei suoi valori e dei suoi bisogni non solo materiali ma anche spirituali) rispetto allo Stato e la destinazione di questo a servizio di quella; b) riconosca a un tempo la necessaria socialità di tutte le persone, le quali sono destinate a completarsi e perfezionarsi a vicenda mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale; anzitutto in varie comunità intermedie disposte secondo una naturale gradualità (comunità familiari, territoriali, professionali, religiose, ecc.) e quindi per tutto ciò in cui quelle comunità non bastino, nello Stato; c) che per ciò affermi l’esistenza sia dei diritti fondamentali delle persone, sia dei diritti delle comunità anteriormente a ogni concessione da parte dello Stato»* nota 3. Conseguentemente il principio di libertà dell’individuo non può mai essere presentato come l’unico centro della nostra Costituzione in quanto sono co-principi almeno altrettanto importanti la solidarietà, la partecipazione, il personalismo comunitario. La posizione riassunta da Dossetti, che in larga misura si tradurrà nel fondamentale art. 2 della Carta, suo vero architrave (su cui tra poco), coinvolgeva anche la grande domanda sullo scopo dello Stato e della società politica o civile, un tema che finiva per influenzare in profondità e sotterraneamente la direzione ultima della Carta.

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In merito permettiamoci una digressione, andando con la mente alla relazione tenuta da Dossetti nel 1951 su «Funzioni e ordinamento dello Stato moderno»* nota 4, in cui si individuava lo scopo dello Stato nel bene comune e nella felicità. Dossetti osserva che lo Stato moderno prende le mosse non da questa idea che si ritrova ancora in Coccejo, bensì da una teoria del fine dello Stato completamente diversa. Scrive Dossetti: «Dall’obiettivo generale assegnato agli Stati di tutti i tempi - dall’obiettivo della conservazione dello Stato - è scomparsa, almeno espressamente, la considerazione della felicità degli uomini che lo compongono. E all’obiettivo specifico che ancora Coccejo affermava, viene invece sostituito un altro obiettivo specifico del nuovo Stato: non più la felicità, ma la libertà»* nota 5. La libertà che diviene lo scopo dello Stato moderno, non è la libertà di sviluppo della persona, bensì soltanto la sua libera autodeterminazione individuale, per cui lo Stato si limita e deve limitarsi a lasciare operare senza alcun vincolo l’individuo. Per questo lo Stato non ha scopo, o che è lo stesso, si limita ad assumere come scopo gli infiniti scopi degli individui che lo compongono. La conclusione è perciò che lo Stato moderno manca di un finalismo: né esso né il suo ordinamento giuridico hanno uno scopo, a meno appunto di integrare lo scopo della libertà in un quadro più completo e autentico.

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Riprendiamo il cammino, volgendoci all’art. 2 della Carta: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». È un’idea del personalismo comunitario che, oltre ai diritti delle singole persone, esistano diritti delle comunità; famiglia, comunità religiosa, comunità di lavoro, ecc. L’articolo, mentre apre nuovi riferimenti e spazi di libertà per la dinamica sociale, indica un nuovo modello organizzativo dello Stato, diverso da quello degli Stati liberali, e rappresenta una sorta di norma primaria destinata a orientare l’interpretazione degli altri articoli e la produzione delle norme. Secondo Aldo Moro l’articolo 2 è la chiave di volta della nostra Costituzione, il criterio fondamentale di interpretazione di essa. È attraverso l’art. 2 che l’intero schieramento dei diritti umani mette piede nella Carta e le offre il più solido appiglio, introducendo la questione del diritto alla vita in rapporto ai diritti dell’uomo. È impossibile dubitare che tra i diritti dell’uomo non vi sia - primario - il diritto alla vita che con la dignità umana e l’eguaglianza sono alla base della civiltà e della moderna cultura giuridica e costituzionale. Introdotto il diritto alla vita si pone immediatamente la domanda su chi ne sia il titolare, se l’uomo o la persona o il concepito: il diritto alla vita dell’uomo, quello della persona, quello del concepito sono diritti diversi oppure un unico e stesso diritto, in ragione dell’identità ed equiestensionalità di essere umano, persona e concepito? È possibile discriminare tra soggetto nato e soggetto concepito? Siamo dinanzi a un grande problema di bioetica e di biodiritto, e dunque al centro del disegno e dei valori costituzionali. Sul tema è opportuno interrogare due sentenze della Corte costituzionale: la sentenza 27/1975 e la sentenza 35/1997 che a distanza di vent’anni si differenziano notevolmente l’una dall’altra.

La sentenza 27/1975 sul reato di aborto previsto dal codice penale del 1930 rende possibile l’interruzione della gravidanza quando l’ulteriore gestazione implichi danno o pericolo grave per la salute della madre. Su tale tema la Consulta ha cercato un bilanciamento tra tutela del concepito (art. 31.2 sulla protezione della maternità) e art. 2 da un lato, e tutela della madre in base agli art. 31 e 32, sino a pervenire all’asserto: «Non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare». Asserto decisivo, appunto, ma molto discusso perché introduce una categoria filosofica come quella di persona in un contesto giuridico, impiegandola come criterio di discriminazione. D’altra parte il riferimento della sentenza all’art. 2 e ai diritti dell’uomo conduce a pensare che al concepito sia riconosciuta la titolarità dei diritti umani, tra cui un generico diritto alla vita, mentre alla madre il diritto alla vita e alla salute tanto fisica come psichica. In effetti il riconoscimento di un conflitto di diritti tra concepito e donna, risolto poi a favore della donna, rende chiara l’esistenza di due diritti e l’idea che il concepito non è un «signor nessuno». La sentenza non nega l’umanità del concepito, né l’esigenza di tutelarne la vita, dal momento che non trova ormai alcun appiglio ritenere il concepito una mera res o portio viscerum della donna, che sia per lei completamente disponibile. Il perno della sentenza sta nell’escludere che il concepito sia persona; è forse genericamente un essere umano, non una persona, e questo decide dello sbilanciamento a favore della madre. Il nodo ultimo e «filosofico» della sentenza che la rende incerta e debole è che ricorre al concetto di persona, senza illustrarlo e spiegarlo. In ogni caso rimangono forti le domande: è valida la distinzione tra uomo e persona presupposta dalla sentenza? Diritti dell’uomo e diritti della persona non sono la stessa cosa? Se il diritto alla vita e il corrispondente rispetto della stessa vale per ciascuno, non si può introdurre un diritto alla vita della persona e un non-diritto o un minor diritto alla vita dell’essere umano come «non-ancora-persona».
Nella sentenza 35/1997 la Corte si trovò dinanzi a una richiesta di referendum radicale mirante alla pura e semplice soppressione di ogni regolamentazione legale dell’Ivg e alla sua liberalizzazione. La Corte si pose nella prospettiva di esaminare le esigenze costituzionali di difesa della vita del concepito, e in tal senso l’espressione «diritto alla vita» ricorre varie volte nella sentenza. Il riferimento all’art. 2 è esplicito e così l’assunto che la vita umana debba essere tutelata sin dal suo inizio, un principio che ha conseguito nel corso degli anni sempre maggiore riconoscimento, anche sul piano internazionale e mondiale. «Così pure si è rafforzata la convinzione, insita nella Costituzione italiana, in particolare nell’art. 2, secondo la quale il diritto alla vita, inteso nella sua estensione più lata, sia da iscriversi tra i diritti inviolabili, e cioè tra quei diritti che occupano nell’ordinamento una posizione, per dir così, privilegiata, in quanto appartengono - per usare l’espressione della sentenza n. 1146 del 1988 - “all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana”». Nella sentenza non ricorre il termine «persona»: il riferimento della Corte è al diritto alla vita, non alla categoria di persona, e tale diritto, uguale per tutti e per ciascuno, è unitario e indivisibile. D’altra parte non vi è nella Carta o in sentenze della Corte l’esplicita menzione secondo cui possano esservi uomini che non siano persone, né la Corte sembra ritenere che il concepito non sia un essere umano: il riferimento a chi è già persona e a chi lo deve diventare è venuto meno, mentre è stato ribadito che non sono abrogabili le disposizioni legislative ordinarie a contenuto costituzionalmente vincolato* nota 6.

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Lo scorrere del tempo e l’interpretazione evolutiva manifestano con chiarezza la necessità di sostenere ancora più saldamente nella nostra Carta il valore intangibile del diritto alla vita del concepito, anche a motivo del fatto che il progresso delle conoscenze ha svelato un ampliamento degli estremi dell’esistenza, che ormai non sono più la nascita e la morte, ma il concepimento e la morte. Come procedere a questo passo avanti decisivo? Come rendere più cogente il rispetto del diritto alla vita e la sua portata entro il quadro dei diritti dell’uomo sia come singolo sia come inserito nelle formazioni sociali? «La vita umana deve essere tutelata sin dal suo inizio» (sentenza 35/1997), questo è l’esito ultimo cui deve approdare la nostra Carta, nel senso che il diritto alla vita in ogni sua fase, dal concepimento alla morte, deve essere oggetto di specifica salvaguardia costituzionale. Non pochi costituzionalisti ritengono esaurito il potere costituente, di modo che il destino della Carta del 1948 sarebbe affidato non a una fase di rottura rivoluzionaria, ma a un trattamento evolutivo, realizzato dai poteri costituzionali che, esercitando un’attività di revisione parziale entro un quadro già dato, procedono a perfezionare, espandere, precisare. Forse questa è la strada opportuna per murare in maniera finale il principio del diritto alla vita di ciascuno, incluso il concepito. Attraverso conflitti e contrasti il grande dibattito novecentesco su persona, personalismo e antipersonalismo, consegnato ormai al Ventunesimo secolo, è servito e deve servire non solo a mettere in luce il carattere radicale e originario dell’esser-persona, ma pure in modo specificamente intenso e giuridicamente decisivo l’universalità del diritto alla vita e il suo radicarsi nel momento del concepimento.

Note
1) Per un’estesa elaborazione sulla persona e la sua filosofia rinvio a V. Possenti, Il Principio-persona, Armando, Roma 2006; 2) B. Pascal, Pensieri, n. 176, ed. Serini, Mondadori, Milano 1970, p. 135; 3) Assemblea Costituente, Atti della Commisssione per la Costituzione, VI, p. 322s.; 4) Cfr. AA. VV., Funzioni e ordinamento dello Stato moderno, III convegno nazionale di studio dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, Atti in Iustitia, agosto-dicembre 1952; 5) Ivi, p. 243; 6) Collegato al diritto alla vita è il diritto all’integrità personale che include l’integrità del proprio patrimonio genetico. In merito vedi la Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti umani dell’Unesco (13 ottobre 2005, art. 8), e in certo modo la Dichiarazione universale sul genoma umano e i diritti umani (Unesco, 11 novembre 1997) che all’art. 11 esclude come contraria alla dignità umana la clonazione a scopo riproduttivo.www.liberal.it
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Schiodare gli altri sui valori.....

Casini: “Schiodare gli altri sui valori: questo mi interessa” Casini: “Schiodare gli altri sui valori: questo mi interessa”L’intervista al leader dell’Unione di Centro Pier Ferdinando Casini su ‘Avvenire’.


«Ho sentito Berlusconi porre il tema del quoziente familiare...Vada avanti, noi lo sosterremo! La nostra non sarà un’opposizione ideologica, distruttiva, sfascista. E a Silvio posso fare una promessa: guarderemo il lavoro che farà a Palazzo Chigi senza pregiudizi».
Il quoziente familiare è solo una delle sfide che avvicinano Pier Ferdinando Casini a Silvio Berlusconi e il leader dell’Unione di centro lo sottolinea con serenità, senza il timore che tutto ciò sembri un primo passo verso una nuova collaborazione.
«A me interessa il centro. Non il centrosinistra. Non il centrodestra», ripete l’ex presidente della Camera deciso a chiarire che dietro i ‘faccia a faccia’ privati con i principali leader del Pd non si agitano retroscena. Oggi conta il programma e Casini sembra indicare a Berlusconi una serie di priorità.
«C’è l’alta velocità, c’è il ritorno al nucleare, c’è il tema della sicurezza, c’è l’abolizione delle province, e poi c’è l’adeguamento dei salari al costo della vita... Questi sono obiettivi anche dell’Udc e sarebbe assurdo se non fossimo pronti a sottoscriverli, a sostenerli».
Prende fiato il leader dell’Unione di centro chiude quel ragionamento: «Vede, è importante che ci sia in Parlamento una forza capace di ragionare non secondo etichette ideologiche, ma sempre privilegiando la concretezza programmatica».


Torniamo agli incontri con D’Alema, Veltroni, Rutelli.. Per Rotondi lei si starebbe preparando a sostituire Prodi alla guida di un centrosinistra nuovo...
Sciocchezze, soltanto sciocchezze. Io sono radicato nel Ppe e mi muovo in quell’area, il Partito democratico sarà, invece, una delle forze del socialismo europeo...

Cambiamo versante: una serie di intese programmatiche potrebbe riavvicinarla a Berlusconi?
Andiamo per ordine. Berlusconi ha vinto. In maniera netta, forte, inequivocabile e ora non ha più alibi: deve governare. Io lo osserverò con un misto di curiosità e scetticismo. Ma la curiosità ha in sé un elemento positivo... Sono senza pregiudizi, pronto a sostenerlo con decisione; ma anche deciso a non concedergli nulla e determinato a incalzarlo in Parlamento se dovesse deragliare dalla strada maestra.

Insisto: Udc e Pdl potranno incontrarsi ancora?
Insisto anche io: tutto è assolutamente prematuro. Intanto vediamo la composizione del governo, le scelte per le presidenze di Camera e Senato, la chiusura della vicenda del Commissario europeo... Devo essere onesto: qui Berlusconi non mi ha convinto.

Si spieghi
Berlusconi sbaglia a tenere per il Pdl le due presidenze. E motivare la retromarcia spiegando che il Capo dello Stato è stato eletto solo da una parte politica è soltanto un alibi: Napolitano è garante di tutti. E anche la Lega lo ha ricordato in queste ore.

Passi alla vicenda del successore di Frattini...
Serve il coinvolgimento delle opposizioni.

Vi hanno cercato? Dovrebbero farlo?
No non ci hanno cercato, ma sia chiaro: io non sollecito nessuno. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa privilegiando le idee alle poltrone e sarebbe assurdo se adesso...

D’Alema è venuto a trovarla: avete parlato di Legge elettorale e di modello tedesco?
D’Alema è una persona intelligente con cui parlo sempre volentieri, ma la storia di un confronto sulla legge elettorale è fuori dal mondo... Lo sa qual la mia speranza? I temi che riguardano la vita degli italiani dovranno avere una corsia preferenziale rispetto a quelli istituzionali. Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, c’è da difendere il potere d’acquisto... Non penso che gli italiani possano vivere con dibattiti astratti sulle riforme istituzionali. E poi...

Che cosa, presidente?
Questa legge elettorale ha un solo vero difetto: la mancanza delle preferenze. Ma ora voglio riprendere fiato: siamo gli unici ad aver retto al richiamo del voto utile e su questi 2 milioni di voti possiamo costruire qualcosa di grande. Entro la fine dell’anno immagino un congresso per lanciare la volata delle europee.

Che cosa vi chiedono questi elettori Di aprirci, di rinnovarci... E poi attenzione per certi valori, per un progetto di modernizzazione dell’Italia. Vogliono una forza moderata che non si regga sulle ondate pubblicitarie e che non venga accecata da pregiudizi ideologici…www.noipress.it

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giovedì, 01 maggio 2008

Redditi 2005 a Bergamo....

FISCO: VOLONTE', bene garante su stop consultazione redditi 30 aprile
Roma, 30 apr. - (Adnkronos) - "Con una scelta tardiva ma comunque apprezzabile, il Garante della privacy ha respinto l'ultimo assalto di Visco, capace per ore e ore di tenere sotto scacco la privacy di milioni di cittadini italiani''. E' quanto dichiara, in una nota, il deputato Udc Luca Volonte', dopo lo stop dell'authority alla pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi.

In un clima degno ''del peggiore regime, Visco ha regalato a malintenzionati e semplici curiosi l'opportunita' unica di spulciare le disponibilita' economiche di vicini di casa, clienti e potenziali vittime'', afferna Volonte'.

Con le dichiarazioni dei redditi di milioni di cittadini italiani 'a portata di clic' sul sito dell'agenzia delle Entrate, il viceministro uscente dell'Economia, secondo l'esponente dell'Udc, ''si e' decisamente superato: ecco la piu' evidente dimostrazione dell'istinto vendicativo che nutre nei confronti di chi lo ha punito nella tornata elettorale".





REDDITI 2005:


qui solo citta'

tutta la provincia


ScreenHunter_01 May. 01 10.34
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